Il contesto sociale, gli aiuti alla popolazione e la fase di ricostruzione
Per venire in aiuto alle popolazioni, l’Intendente della Basilicata, Achille Rosica, nominò una commissione centrale e altre municipali (costituite da parroco e sindaco) per organizzare gli interventi sul campo, fornire viveri alle comunità colpite e provvedere al disseppellimento dei morti.
I cadaveri rimasero a lungo sotto le macerie oppure vennero sotterrati “a fior di terra”, usurpati dai maiali e dagli animali selvatici come Roller racconta a proposito di Saponara (oggi Grumento Nova) dove i preti giocavano a carte in mezzo al lezzo dei cadaveri.
Le condizioni di vita della popolazione, già provata dal terremoto, si esasperarono ulteriormente. I miasmi dei cadaveri risalivano dai cumuli di detriti, l’arrivo delle piogge causò la diffusione di febbri infettive e malaria, i vandali arrivarono dai paesi vicini per saccheggiare le abitazioni. Aldilà dei provvedimenti e dei proclami, i comuni e la popolazione vissero un momento di insicurezza anche dal punto di vista economico.
I fondi provinciali messi a disposizione erano perlopiù sguarniti di denaro, i comuni danneggiati furono autorizzati ad attingere alle casse di quelli limitrofi che non avevano subito danni oppure a chiedere prestiti ai ricchi feudatari.
Tra le attività di beneficenza è storicamente documentata quella portata avanti da Roller e Major i quali raccolsero gli aiuti dai commercianti salernitani e inglesi per distribuirli alla popolazione ma subirono persecuzioni sia private e sia politiche. I due furono autori di una delle poche iniziative intraprese per risollevare l’economia locale e cioè la costruzione di una fabbrica di mattoni a Saponara.
A un anno dal sisma, tornati nei paesi terremotati, si accorsero che nulla era cambiato e che alle opere di beneficenza da loro avviate nulla era stato aggiunto. I proprietari delle case crollate continuavano a pagare le tasse al fisco e furono costretti a vendere quel poco che gli era rimasto.
